The Attention – Faig Ahmed

Padiglione dell’Azerbaigian alla 61. Mostra Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia

THE ATTENTION – FAIG AHMED

a cura di Gwendolyn Collaço

Sede: Campo della Tana, Castello 2124/A – 2125 Venezia
Durata della mostra: 9 maggio – 22 novembre 2026
Orario estivo: 11 – 19 (da maggio a settembre)
Orario autunnale: 10 – 18 (da ottobre a novembre)
Chiuso il lunedì (tranne lunedì 11 maggio, 1 giugno, 7 settembre, 16 novembre)

In occasione della partecipazione alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte — La Biennale di Venezia, la Repubblica dell’Azerbaigian presenta The Attention, una mostra personale con nuove opere di Faig Ahmed. Noto per le sue installazioni tessili surrealiste che integrano distorsione e tecnologia in antiche tecniche tradizionali di tessitura dei tappeti, Ahmed colloca la tradizione materiale all’interno di più ampie riflessioni sulla percezione, la cognizione e l’esperienza contemporanea. Curata da Gwendolyn Collaço e realizzata dalla Heydar Aliyev Foundation, con il supporto del Ministero della Cultura della Repubblica dell’Azerbaigian, dell’Ambasciata della Repubblica dell’Azerbaigian in Italia e dell’Azerbaijan National Carpet Museum, la mostra trasformerà lo storico edificio cinquecentesco di Campo della Tana, nel sestiere di Castello, di fronte all’ingresso principale dell’Arsenale, in un ambiente immersivo e sensoriale che si sviluppa attraverso una sequenza di spazi interconnessi.

The Attention rende omaggio alla visione della Curatrice della Biennale Arte 2026 Koyo Kouoh, che con In Minor Keys, invita ad allontanarsi dallo spettacolo e dalla velocità per concentrarsi sull’ascolto, la cura, la lentezza e la risonanza emotiva dell’arte. In questo spirito, il Padiglione dell’Azerbaigian è concepito come uno spazio in cui il rumore esterno e l’ansia si attenuano, mentre la convergenza di suono, presenza materiale e ritmo invita i visitatori a entrare in una modalità percettiva meditativa, ponendo l’arte contemporanea come luogo di riflessione e di ricalibrazione interiore.

A livello concettuale, il progetto trae ispirazione dall’eredità filosofica e poetica di Imadaddin Nasimi (c. 1369–1417), poeta e pensatore azero di spicco ed una delle voci più potenti della tradizione mistica Hurufita. Emerso nel tardo medioevo, l’Hurufismo immaginava un universo in cui lettere, segni e forme veicolano significato, dove lo stesso cosmo agisce come una struttura codificata, un testo da leggere con attenzione, e in cui l’attenzione rappresenta la via primaria per la conoscenza. Nella poesia profondamente umanistica di Nasimi, gli esseri umani riflettono le strutture cosmiche, incarnando verità interiore, dignità e connessione universale. Ripudiando dogmi e le gerarchie di significato imposte, la sua opera propone l’attenzione e la presenza come atti etici di cura, consapevolezza e impegno cosciente con il mondo.

Partendo dall’umanesimo poetico di Nasimi e dalla metafisica Hurufi, Ahmed introduce elementi di modernità integrando nei suoi lavori stati quantistici e modelli di realtà basati sull’informazione, creando un continuum che pone la consapevolezza al centro della conoscenza e ci radica di fronte all’incertezza e al sovraccarico informativo della vita contemporanea.

Elemento centrale del padiglione è il tappeto, elemento chiave e ricorrente nella pratica artistica di Ahmed. Tradizionalmente associato alla memoria culturale e all’identità collettiva, il tappeto si trasforma in una struttura simbolica — una superficie codificata, un campo iconografico—in cui il significato è ‘tessuto’ nella forma e l’atto della lettura diventa esperienziale, tattile e spaziale.

La commissione site-specific di Ahmed, I Can Contain Both Worlds but I Do Not Fit Into This One (2026), guida i visitatori lungo la mostra. Questo tappeto continuo attraversa tutte le stanze, formando un corpo singolo e vivo. Fuoriesce sulla strada, si scurisce, si accartoccia, si annoda e risale lungo le pareti, unificando la percezione attraverso i vari spazi e collegando tutte le opere tra loro. Questo stato di consapevolezza è reso più profondo da colonne sonore originali calibrate sul contenuto emotivo delle opere esposte.

Accanto alle tecniche tradizionali, Ahmed incorpora tecnologie avanzate, tra cui un generatore quantistico di numeri casuali (Quantum Random Number Generator), per dare forma a processi interiori altrimenti invisibili. Utilizzando uno speciale chip quantistico (QUANTIS-PCIe-40M), l’opera Entropy Altar (2026) funziona come un altare mistico contemporaneo, generando numeri casuali che si trasformano in un flusso linguistico nato dal puro caos — o campo originario della creazione. Questa casualità introduce schemi imprevedibili, permettendo alla mostra di svilupparsi attraverso variazioni costanti anziché esiti prefissati e, al contempo, di connettere i visitatori alle strutture profonde della realtà. Al di là del caos apparente, questa tecnologia alimenta il bisogno umano di trovare significato nei dati, utilizzandoli come un linguaggio codificato per la creazione artistica.

L’Hurufismo interpreta il mondo come un codice denso di significato, composto di lettere e segni, mentre la fisica quantistica descrive la realtà come probabilistica, informazionale e relazionale, anziché solida e deterministica. In entrambi i casi, la realtà non si presenta come un’entità fissa, ma emerge attraverso l’interpretazione, l’interazione e l’attenzione. In The Attention, Ahmed mette in scena questo parallelo in modo esplicito, ponendo l’informazione quantistica come controparte contemporanea della concezione Hurufita dell’universo.

Riecheggiando attraverso i secoli, la mostra offre nuovi spunti per orientarsi nelle condizioni contemporanee di frammentazione, eccesso di informazioni ed incertezza esistenziale. Al contempo, sottolinea l’impegno dell’Azerbaigian nel sostenere pratiche artistiche ambiziose e concettualmente orientate sulla scena internazionale, così come il coinvolgimento attivo del Paese nei discorsi più avanzati dell’arte contemporanea globale.

Faig Ahmed
Faig Ahmed (nato nel 1982 a Sumqayit) è un artista contemporaneo azero che vive e lavora a Baku. Laureato presso il Dipartimento di Scultura dell’Accademia Statale di Belle Arti dell’Azerbaigian, è un Artista Onorato dell’Azerbaigian, riconosciuto per la sua pratica concettuale che rielabora la tessitura tradizionale del tappeto attraverso la scultura contemporanea ed i processi digitali. Lavorando attraverso un ampio spettro di media—tra cui installazioni, video, opere basate sulla tecnologia e progetti di ricerca—Ahmed esplora come il corpo e la mente umana percepiscono, elaborano e rispondono all’arte. Nel 2007 ha rappresentato l’Azerbaigian nella mostra collettiva presso il primo padiglione nazionale del paese alla 52. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Le sue opere sono state esposte in tutto il mondo e sono presenti in importanti collezioni museali ed istituzionali in Europa, Nord America, Asia ed Australia. Faig Ahmed è rappresentato dalla galleria SAPAR Contemporary di New York.

Gwendolyn Collaço
Gwendolyn Collaço è la curatrice del Padiglione Nazionale dell’Azerbaigian. Collaço è curatrice della collezione Anne S.K. Brown per la sezione Military and Society presso la Brown University ed ex Assistente Curatrice per l’Arte del Medio Oriente presso il Los Angeles County Museum of Art (LACMA). Ha conseguito un dottorato di ricerca presso l’Università di Harvard in Storia dell’Arte e dell’Architettura e Studi sul Medio Oriente; la sua attività di ricerca e curatoriale si concentra sull’arte islamica, la cultura materiale e gli scambi interculturali. La sua vasta esperienza comprende importanti mostre museali ed installazioni di collezioni permanenti presso istituzioni come il LACMA, il MIT e la Brown University.

Informazioni
The Attention
Commissario: Rashad Aslanov Ambasciatore Repubblica dell’Azerbaigian
Curatore: Gwendolyn Collaço
Espositore: Faig Ahmed          
Sede: Campo della Tana, Castello 2124/A, Castello 2125 – Venezia, Italia
9 maggio – 22 novembre 2026

Coordinatore a Venezia
CS Art Management
www.csartmanagement.com

Ufficio Stampa
CULTURAL COUNSEL
Caterina Berardi, Direttrice
caterina@culturalcounsel.com

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